Il centrosinistra dei cittadini: per vincere le elezioni (e la sfida del governo)

Chi vincerà ad Albano il prossimo anno? Una domanda che può essere tante cose. Un thriller carico di colpi di scena e capovolgimenti. Un argomento da bar, l’oggetto di una scommessa. Oppure una domanda politica, che ne richiama subito un’altra. Quali strade ha davanti a sé il centrosinistra per vincere di nuovo? E che può avere una risposta semplicissima. Per vincere basta quello che si è stati, e quello che c’è. Il che ha un senso, intendiamoci. Chi si candiderebbe dopo cinque anni di governo senza rivendicare ciò che di buono ha fatto? Ed è pure vero. Albano in questi anni ha affrontato sfide difficilissime, specie sui conti pubblici, e scelte determinanti, si pensi alla raccolta differenziata. Tutto bene allora? No, non va tutto bene. E ora qualcuno penserà: “arieccolo, il solito insoddisfatto rompipalle di sinistra”. Se questo pensiero è un pregiudizio incrollabile, sei libero di girare pagina. Se non lo è, buona lettura. Quello che non ha funzionato ad Albano è la sua politica. “E che c’entra questo col traffico asfissiante, con le buche sulle strade, con le vie sporche?” E perché, rispondo io, “chi lo decide di spendere 200 milioni per la Tangenziale invece che per una metropolitana leggera? O se avere più case e cemento o più parchi e spazi pubblici?” Sono solo esempi, nessuno si senta offeso,ma il punto è che è la politica a decidere della vita di tutti noi. E ad Albano, la politica, è spesso uno spazio chiuso, freddo e pure antipatico. Una girandola di volti, gli stessi, a rappresentare sigle, diverse. Così si crea una separazione tra lo spazio dei politici e quello dei cittadini. Il centrosinistra, dunque, vincerà solo se si unisce. Non solo l’unità dei simboli, di partito o civici che siano. Soprattutto quella tra i cittadini e la politica. E poi l’unità attorno a una visione chiara e condivisa di futuro per la città. Come si realizzano questi obiettivi? Cancellando, intanto, corridoi e segrete stanze, fondando il Patto di una nuova coalizione strada per strada, casa per casa. Archiviando rancori passati, ché la nostra città ne è fin troppo piena. Senza personalismi, perché non si mette sé stessi davanti al bene comune. Rivolgiamo questa riflessione a tutte le forze politiche che sostengono l’attuale maggioranza, a quelle forze civiche nascenti i cui valori siano nel centrosinistra, a tanti cittadini privi di una rappresentanza politica in cui riporre fiducia, speranza ed entusiasmo. Uniamoci, per fondare il centrosinistra dei cittadini. Legato da alcuni valori semplici; l’idea che Albano non può più consumare il proprio suolo, che deve rilanciare i servizi e le infrastrutture per sviluppare turismo e artigianato, che può diventare un esempio in Italia per i rifiuti zero. Una città dove i cittadini sono partecipi e responsabili tutto l’anno di ciò che li circonda. Dove la politica è bella e semplice.
Una coalizione che sottoscrive un programma puntuale che tutti possano comprendere e valutare, che presenta prima delle elezioni la Giunta (metà donne e metà uomini) che i cittadini si troveranno il giorno dopo; in cui l’unica manovra di febbraio sia il bilancio, partecipato, e non le congiure per mandare a casa il proprio Sindaco; con l’impegno che ad ogni aprile non si fa una nuova Giunta, ma tutta insieme, la Giunta, compie un viaggio nella città, per un resoconto di ciò che ha fatto e raccogliere proposte su ciò che sarà. Una coalizione che dia valore al rinnovamento degli amministratori, perché c’è bisogno di chi ha tanto futuro davanti a sé per disegnarlo al meglio. Avviamo da subito le primarie delle idee, in centinaia di luoghi fisici e virtuali, per discutere di ciò che è stato e ciò che sarà il nostro territorio, per un programma scritto a mille mani e intelligenze. E diamoci un metodo democratico per scegliere, quando tra noi ci siano delle differenze. Sui programmi, sulle visioni, ma anche su chi queste idee debba guidarle. Organizzando le primarie per individuare il candidato Sindaco. Perché sappiamo che esistono idee diverse su quanto profondo debba essere il cambiamento per la nostra città. Ed è giusto che queste idee si confrontino in campo aperto e non al chiuso di riunioni ristrette. Con un patto forte e chiaro; che chi avrà meno consenso e chi prevarrà si rispetterà reciprocamente. Comunque la si pensi sul Pd di Renzi o sul Movimento 5 stelle, i successi di queste forze, per vie diverse, sono il frutto di una coscienza civica che spinge a chiedere più partecipazione e più cambiamento, da parte di tanti cittadini stanchi di una politica lenta, rissosa, spesso inconcludente. Apriamo una fase nuova anche ad Albano. Perché nel 2010 abbiamo fatto benissimo a costruire la coalizione della liberazione dal centrodestra. Ma il 2015, banalmente, sarà un altro tempo. Perché il centrosinistra o è invenzione del nuovo, superamento dell’esistente, o non è; perché per la sicurezza di ciò che c’è, va benissimo la destra. Se la politica vuole bene a sé stessa non si chiude in sé stessa. Si apre e fa scegliere le persone. Ogni giorno. Il bello di una sfida nuova è viverla in tanti. Perché in tanti, uniti ma diversi, si vince. Alle elezioni. E soprattutto il giorno dopo, quando si governa.

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AAA cercasi un Partito Democratico

Continuo a sentirmi strano. Continuano a girare nella mia testa idee stranissime. Tipo quella che stare nel Pd abbia un senso se sia un luogo dove si possa (con metodo democratico) concorrere a determinare la politica nazionale.

Pensavo fosse un Partito e invece era una partita di calcio. Così mi sento.

 

Ma In curva a tifare una squadra ci vado la domenica, quando non sabato o lunedì o mercoledì, ma questo sarebbe un altro discorso sul calcio “moderno”. Se sto in un Partito è per discutere, proporre, ragionare insieme ad altri, e chissà, magari rinunciare ognuno a qualcosa delle proprie idee per produrre insieme delle idee migliori. 

Ci si vuole “merce” di scambio, per determinare candidature, spostare preferenze, fare la ola al nostro leader più affezionato o contro di esso. Ma così non si fa una comunità democratica. Così la si svilisce. E allora gioco sullo svilimento, per paradosso, per uscirne al contrario con un ruolo per chi ancora creda che libertà sia prima di tutto partecipazione.

AAA cercasi un Partito Democratico. Circoli  disposti a organizzare un dibattito sulle diverse proposte di Riforma costituzionale. Se le finalità sono in parte le stesse (superamento bicameralismo perfetto, riduzione numero parlamentari con relativo risparmio di indennità), perchè non discutere, nel territorio, con un rappresentante di ciascuna proposta, quella del Governo per il senato non elettivo e quella della minoranza per i due rami del Parlamento con meno membri e elezione diretta? E fare una cosa stranissima, che ogni tanto avviene in democrazia; far votare i partecipanti alla fine di un dibattito che li renda informati e consapevoli? E oltre al voto far mettere nero su bianco proposte altre, sintesi più avanzate si sarebbe detto qualche decennio fa. Perchè il funzionamento di una democrazia, se ci sta a cuore che possa rimare (tornare a essere?) tale, non può essere in mano a qualche decina di governanti, più o meno illuminati.

Chi aderisce all’annuncio?

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Un comunicato sulla direzione del Pd Lazio del 31 marzo

“ASSENTI DA UNA DIREZIONE REGIONALE CHE VALEVA UN COMUNICATO STAMPA”

 

“La nostra minoranza non ha partecipato ieri alla riunione della direzione del Pd Lazio perché a 20 giorni dalla discussa elezione della Presidente dell’Assemblea Mannocchi non è stato prodotto nessun atto per ristabilire la correttezza delle regole del Pd Lazio. – Lo dichiara Marco Guglielmo, candidato alla segreteria del Partito nelle ultime primarie-.

Abbiamo dichiarato che per noi il rispetto delle regole della nostra vita interna non è una fastidiosa appendice a cui si devono attaccare le minoranze. E’ la premessa per la vita di un Partito che vorremmo aperto alla discussione e alla partecipazione. Per questo confermiamo la nostra autosospensione dalle riunioni della direzione regionale fino a che non verrà sciolto il nodo della Presidenza dell’assemblea.

Inoltre, per quanto abbiamo appreso, si continuano a concepire gli organi del Partito come puri strumenti di ratifica di scelte evidentemente maturate altrove. Nella riunione del 31 marzo la direzione doveva elaborare la proposta che il Pd Lazio porterà alla direzione nazionale per le elezioni europee. Per dire che si ricandidano i cinque uscenti più Bettini bastava forse un comunicato stampa. Non si capisce infatti se ci sia un qualunque punto di vista politico sulle elezioni europee. C’è una valutazione sul lavoro svolto dagli uscenti? E’ legittimo chiedere loro un report sulla loro funzione di collegamento tra istanze territoriali e politiche comunitarie? Il voto contrario di alcuni di loro sul rapporto Estrela è un tema politico da affrontare? Con quali priorità Roma Capitale e la Regione Lazio intendono andare al Parlamento europeo?

Noi pensiamo che queste domande vadano affrontate, – continua Guglielmo- noi vorremmo una campagna elettorale per far vincere il PSE sul tema degli eurobond, necessari per far ripartire gli investimenti, sull’Europa dei diritti civili e sociali, su un’istituzione che torni a essere percepita come vicina ai cittadini perché risolve i problemi del lavoro, dello sviluppo, della tutela ambientale.

Temiamo invece che con il solito schema ci sarà una campagna da un lato giocata a livello nazionale tutta e soltanto sul Governo Renzi, e dall’altra nei territori con uno scontro tra filiere sull’articolazione delle preferenze. Una campagna che non servirà a creare un filo vero tra partecipanti alla vita del Partito, elettori, e istituzioni europee. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo per una campagna senza manifesti dei singoli candidati ma con un manifesto politico chiaro che parli di un’Europa che rigetta l’austerità finanziaria per ritrovare l’austerità di una politica che combatte a tutti i livelli illegalità e conflitti di interesse. “

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https://www.facebook.com/events/815879941760003/

Sabato appuntamento per tutte e tutti a roma. Presentiamo il giorno legale. Perchè l’Italia ha bisogno di giustizia. Perchè la vera spending review si fa recuperano i 160 miliardi l’anno che vengono “rubati” a tutti i cittadini onesti, tra corruzione e evasione.

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26 marzo 2014 · 14:36

Dalla speranza alla delusione. E dalla delusione alla speranza

Lo ammetto. Domenica, a Bologna, qualcosa mi ha deluso. Ho condiviso che sia ancora il tempo di stare nel Pd, a lottare, perchè abbiano un senso entrambe le parole Partito e Democratico, e non sia più la federazione di uomini piccoli piccoli con il loro piccolo potere. 
Ho condiviso meno il teorema per cui non partecipare alla fiducia parlamentare significasse uscire dal Partito; ma ho rispetto per le motivazioni che ha espresso Civati e per chi ha partecipato alla consultazione online. 
Quello che mi ha creato un nodo alla gola è che attorno a quell’assemblea si era creata l’aspettativa di un luogo nascente; che non doveva essere un nuovo partito, ma una battaglia concreta, un compito a casa da svolgere da lunedì, un cammino per ricucire (se sia ancora una sfida possibile) gli strappi con i cittadini che sperano in una sinistra innovatrice, con la schiena dritta sul piano morale e la voglia di lottare per l’uguaglianza in un Paese dove sembrano vincere sempre privilegi e prepotenze. 
Il nostro motto è stato dalla delusione alla speranza. Mettiamoci a lavorare perchè attorno a noi, a chi crede in una sinistra di cui andare orgogliosi, non si passi invece dalla speranza alla delusione. 
Le nostre proposte le abbiamo messe nero su bianco. “Occupare” i nostri circoli, perchè qualcuno faccia discutere, nel territorio, di quanto successo con la staffetta Letta/Renzi alla guida dello stesso Governo “Alfano2018”. Organizzare un grande appuntamento di confronto tra quel dentro e fuori il Pd, che deve capire, se vuole riaccendere una speranza, che non deve passare il proprio tempo ad accusarsi o a insultarsi, ma deve invece parlarsi, proporre, fare battaglie comuni. 
Perchè nonostante tutto, c’è del buono dentro il Pd, e c’è tanto di buono fuori. E non è un appello alla Libro Cuore. E’ ricordarsi che politica si fa mettendo insieme le persone. E che le persone possono scegliere di essere migliori e stare insieme per creare il meglio. Domenica ho provato delusione. Oggi voglio riaccendere la mia speranza

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Un respiro lungo

Diamoci un respiro (e un pensiero) lungo. Che ci faccia combattere le ingiustizie di oggi, il sopruso ai danni degli elettori primarie, di chi ha creduto, tra mille dubbi, che il Pd potesse essere il luogo per cambiare le cose, attraverso il governo e non PER il governo. Prendiamoci il tempo che ci serve. Confrontiamoci oltre gli schemi da stadio: dentro contro fuori, scissionisti contro traditori. C’è un Paese stanchissimo là fuori, rassegnato. Capiamo da noi stessi se siamo convinti che un percorso nuovo richiede una forza morale radicale, oltre i vizi di una politichetta abbrutita dagli egoismi e dagli interessi privati… Fatto questo, decidiamo, cosa è meglio per tutti. Perchè il “bene del Paese” non sia mai più la retorica buona a coprire le peggiori porcate, ma un valore e un’agenda concreta, e delle persone che si sacrifichino per realizzarli.

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Il più bell’appello al voto: ago, filo e #ricucire

Ascoltando questo ragazzo, un anziano della sinistra si è commosso. E’ il miracolo di questo partito e la sua dannazione, far crescere assieme gli squallidi detentori di tessere da spendere nella spartizione di posti, ma anche queste voci ribelli e fattive, intelligenti e forti. Siamo in molti a voler scegliere i secondi, non disperdiamoci per vecchie appartenenze e nuove promesse di voto. Il momento è quello delle scelte decise e della partecipazione convinta.

Antonio

Ringraziando tantissimo Antonio, vi chiedo di darci una mano.. a darci una mano. Non lasciamoci soli, c’è bisogno di ritornare a stare insieme, di riaprire spazi politici e sociali dove immaginare e poi costruire un futuro diverso. 
Ne parlavo ieri con i ragazzi e le ragazze che mi hanno aiutato in questa pazza avventura. 
Quindi sappiate che non finisce oggi, ma comincia domani: riprenderemo ago, filo, e ricominceremo a ricucire. 

Vi aspetto ai seggi: abbiamo ancora cinque ore per incominciare a cambiare tutto.

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